TAR Sicilia su ricorso degli avvocati Stefano Soncini e Claudio Sironi del foro di Milano
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TAR Sicilia su ricorso degli avvocati Stefano Soncini e Claudio Sironi del foro di Milano

TAR Sicilia su ricorso degli avvocati Stefano Soncini e Claudio Sironi del foro di Milano

PALERMO – Gli atti di gara hanno “preso ad esempio” un bando dell’Asl di Pescara dopo una ricerca sul web. Ma lo stesso bando è stato “copiato male”. Per questo e altri motivi il Tar ha annullato una gara da 13 milioni per le assicurazioni nella Sanità siciliana bandita dalla Centrale unica di Committenza della Regione.

I giudici del Tribunale amministrativo regionale per la Sicilia hanno deciso di accogliere il ricorso di due imprese leader nel settore del brokeraggio assicurativo: la Assiteca spa e la Marsh spa cestinando la gara dal valore di oltre 13,8 milioni di euro.

“La ricerca sul web”

“L’Amministrazione – scrivono i giudici nella sentenza – ha proceduto alla predisposizione del bando di gara essenzialmente attraverso la ricerca sul web di una possibile soluzione adattabile alla differente realtà regionale siciliana, prendendo ad esempio il bando utilizzato dall’Asl Pescara nel 2016”.

La maxi gara, secondo gli operatori economici che avevano intenzione di partecipare, era “notevolemente” lontana dai bandi della stessa materia. L’ammontare della procedura era inferiore ai costi realmente da sopportare e così il compenso, le risorse impiegate e i servizi offerti non erano congrui con il valore dell’appalto. Tutto questo ha portato all’impossibilità di formulare una offerta “seria”. Il ricorso è stato inevitabile e non è bastata neanche una correzione in corsa del bando.

Il bando

La gara per il servizio di consulenza e assistenza assicurativa è stata indetta il 19 dicembre 2018. Con essa la Regione puntava a trovare un unico soggetto per assicurare le attività negli ospedali siciliani. La gara sarebbe stata vinta dall’impresa che avrebbe presentato l’offerta economicamente più vantaggiosa. L’ammontare totale dell’appalto era di 13,8 milioni: 10,4 milioni per i tre anni a base d’asta e 3,4 per l’eventuale ripetizione annuale del servizio.

Le aziende sanitarie sono state divise in otto lotti. Ad ognuno di esse sarebbe spettato un numero variabile di broker tenuti a svolgere un servizio a tempo pieno presso gli ospedali. Ma le imprese avrebbero dovuto anche fornire personale aggiuntivo rispetto al numero minimo di agenti fissato nei bandi.

Una parte dell’appalto, il 75 per cento sarebbe stato erogato come quota fissa in relazione alla polizza per la responsabilità civile contro terzi firmata da ogni azienda e il 25 per cento come quota per altri servizi assicurativi. Nel bando, inoltre, la Regione chiedeva anche dei servizi aggiuntivi: la fornitura del servizio di un medico legale, la stima del patrimonio immobiliare e mobiliare delle aziende e la “Loss Adjusting per eventuali sinistri in Sir, self insurance retention” e cioè una consulenza per i sinistri sotto soglia.

Vuoi vincere? Devi rimetterci

Per i giudici non solo le prestazioni aggiuntive non sono state calcolate come costi aggiuntivi ma i soldi non bastavano neanche per coprire per intero le richieste di personale a tempo fisso full time. E così, è apparso evidente che il bando dell’Asl di Pescara, “preso ad esempio”, non è stato aggiornato con le nuove richieste formulate dalla Cuc. Per questo il compenso del broker “non risulta ancorato alla determinazione dei valori economici a base d’asta e delle modalità di remunerazione coerenti con la normativa vigente e sulla base di dati certi sulle attuali modalità di gestione delle denunce e sinistri praticate da tutte le aziende; dati – scrivono i giudici – che lo stesso Assessorato ha precisato di non possedere”. Il bando pescarese, infatti, non prevedeva la presenza fissa di personale a tempo pieno. Presenza, come detto, inserita nel bando siciliano.

Tutti gli atti di gara così sono stati travolti. Di fronte alle imprese, infatti, si è presentata una situazione paradossale: anche considerando l’utile d’impresa del 20 per cento che spetterebbe in un appalto, per coprire i costi del servizio, avrebbero dovuto  presentare “un’offerta inammissibile”, visto che non era consentito “superare il prezzo a base d’asta”. O, per dirla con altre parole, le uniche offerte ammissibili sarebbero state quelle che avrebbero portato le imprese a rimetterci. Da lì il ricorso. Accolto dal Tar. La gara è da rifare.

 

Fonte: Live Sicilia del 17 gennaio 2020